“Donare il proprio cuore senza chiedere nulla in cambio è tipico di una come me. Essere il mondo per qualcuno restando il niente per sé è tipico di una come me. Imprimersi a fuoco nel cuore degli altri, senza spesso rimanere nel cuore degli altri è tipico di una come me. Ascoltare più che parlare è tipico di una come me. Fare tanto per gli altri e fare niente per sé è proprio di una come me. Volere bene tanto e volersi bene niente è tipico di una come me. Essere presente sempre nella vita degli altri e dedicarsi poco a se è di una come me. Far sognare gli altri e veder svanire i propri sogni è tipico di una come me. Accarezzare il cuore degli altri e farsi graffiare il proprio è proprio di una come me. Amare in silenzio e farsi urlare l’amore è tipico di una come me. Ingoiare le lacrime ma farsi inondare da un temporale è di una come me. Darsi sempre e totalmente farsi prendere e gettare tipico di una come me. Entrare in punta dei piedi ma farsi calpestare è tipico di una come me. Essere ciò che si è e accettare chi sembra quel che non è tipico di una come me. Dire sempre la verità anche a chi da solo mezze verità è tipico di una come me. Continuare a credere anche quando ti stracciano l’anima è di una come me. Dare sempre una risposta a chi non ascolta neanche la domanda è tipico di una come me. Amare per sempre anche chi non ti ha amato per niente è proprio di una come me…” Mena Lamb
Quelle appena descritte, sono situazioni che non hanno nulla a che vedere con il vero amore.
La definizione di “Donne che amano troppo” viene dal famoso libro, edito Feltrinelli, della Psicoterapeuta americana Robin Norwood. L’autrice ha ben spiegato la dinamica malata che porta alcune donne ad essere dipendenti da una relazione: è una situazione che nasce da un profondo bisogno d’amore insoddisfatto.
Quando nell’infanzia non si è ricevuto abbastanza amore, o ci si è sentite abbandonate dai genitori, è facile che da adulte alcune donne siano disposte a tutto pur di evitare di provare quei sentimenti di vuoto e di perdita.
Moltissime donne hanno “amato troppo” per un periodo, per altre, invece, l’amare troppo è divenuta una costante: le relazioni “sbagliate” si susseguono, sempre con partner problematici. Altre non riescono ad allontanarsi da compagni violenti, emotivamente o fisicamente, e poi ci sono le “crocerossine” che si fanno carico dei problemi del partner.
Si può uscirne?
Si. E’ necessario lavorare in terapia su quel senso di vuoto e abbandono comprendendo come le dinamiche del passato siano oggi ancora attive, uscire dagli schemi malati per imparare ad amare se stesse accrescendo la propria autostima.