La pragmatica della Comunicazione: i 5 Assiomi della Scuola di Palo Alto

Il modello della pragmatica della comunicazione identifica cinque assiomi:

L’impossibilità di non comunicare

Il primo assioma sancisce l’impossibilità di non comunicare: qualsiasi comportamento, in situazione di interazione tra persone, è esso stesso una forma di comunicazione.

Di conseguenza, quale che sia l’atteggiamento assunto da un qualsivoglia individuo (poiché non esiste un non-comportamento), questo diventa immediatamente portatore di significato per gli altri: ha dunque valore di messaggio.

Anche i silenzi, l’indifferenza, la passività e l’inattività sono forme di comunicazione al pari delle altre, poiché portano con sé un significato e soprattutto un messaggio al quale gli altri partecipanti all’interazione non possono non rispondere.

I livelli comunicativi di contenuto e relazione

Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti.

Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine esprime, oltre al contenuto (la volontà che l’ascoltatore compia una determinata azione), anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato.

Bateson definisce due aspetti caratteristici di ogni comunicazione umana: uno di notizia e uno di comando; in sostanza si parla di un aspetto di contenuto del messaggio e di un aspetto di relazione dello stesso.

In altre parole, ogni comunicazione, oltre a trasmettere informazione, implica un impegno tra i comunicanti e definisce la natura della loro relazione.

La punteggiatura della sequenza di eventi

La natura di una relazione dipende anche dalla punteggiatura delle sequenze di scambi comunicativi tra i comunicanti.

Questa tende a differenziare la relazione tra gli individui coinvolti nell’interazione e a definire i loro rispettivi ruoli: essi punteggeranno gli scambi in maniera che questi risultino organizzati entro modelli di interazione più o meno convenzionali.

La punteggiatura di una sequenza di eventi, in un certo senso, non è che una delle possibilità d’interpretazione degli eventi stessi, per cui anche i ruoli dei comunicanti sono definiti dalla propensione degli individui stessi ad accettare un certo sistema di punteggiatura oppure un altro.

Watzlawick fa l’esempio della cavia da laboratorio che dice: “Ho addestrato bene il mio sperimentatore”. Ogni volta che io premo la leva lui mi dà da mangiare”; quest’ultimo non accetta la punteggiatura che lo sperimentatore cerca di imporgli, secondo la quale è lo sperimentatore stesso che ha addestrato la cavia e non il contrario.

Il terzo assioma decreta dunque la connessione tra la punteggiatura della sequenza degli scambi che articolano una comunicazione e la relazione che intercorre tra i comunicanti: il modo di interpretare la punteggiatura è funzione della relazione tra i comunicanti.

Infatti, poiché la comunicazione è un continuo alternarsi di flussi comunicativi da una direzione all’altra e le variazioni di direzione del flusso comunicativo sono scandite dalla punteggiatura, il modo di leggerla sarà determinato dal tipo di relazione che lega i comunicanti.

Comunicazione numerica e analogica

Il quarto assioma attribuisce agli esseri umani la capacità di comunicare sia tramite un modulo comunicativo digitale (o numerico) sia con un modulo analogico.

In altre parole se, come ricordiamo, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, il primo sarà trasmesso essenzialmente con un modulo digitale e il secondo attraverso un modulo analogico.

Quando gli esseri umani comunicano per immagini la comunicazione è analogica; questa comprende tutta la comunicazione non-verbale. Quando comunicano usando le parole, la comunicazione segue il modulo digitale.

L’interazione complementare e simmetrica

Quest’ultimo assioma si riferisce ad una classificazione della natura delle relazioni che le suddivide in relazioni basate sull’uguaglianza oppure sulla differenza.

Nel primo caso si parla di relazioni simmetriche, in cui entrambi i partecipanti tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro (ad es. tra due dipendenti o tra due dirigenti), nel secondo si parla di relazioni complementari, in cui il comportamento di uno dei comunicanti completa quello dell’altro (ad es. nel caso della diade dirigente-dipendente). Nella relazione complementare uno dei due comunicanti assume la posizione one-up (superiore) e l’altro quella one-down (inferiore); i diversi comportamenti dei partecipanti si richiamano e si rinforzano a vicenda, dando vita ad una relazione di interdipendenza in cui i rispettivi ruoli one-up e one-down sono stati accettati da entrambi (ad es. le relazioni madre-figlio, medico-paziente, istruttore-allievo, insegnante-studente).

E’ fondamentale, per andare avanti, avere chiaro il concetto che le relazioni simmetriche e quelle complementari non devono assolutamente essere equiparate a “buona” e “cattiva”, né le posizioni one-up e one-down vanno accostate ad epiteti quali “forte” e “debole”; si tratta solo di una suddivisione che ci permette di classificare ogni interazione comunicativa in uno dei due gruppi.

La pragmatica della comunicazione ci ha fatto capire un aspetto molto importante: la comunicazione non è solo cooperazione e reciprocità, ma è anche competizione tra interlocutori che cercano di ottenere posizioni e comportamenti favorevoli.

Nell’equilibrio tra complicità e contesa è facile che si realizzi quello che è stato chiamato il contratto di comunicazione: “Chi vi partecipa trasmette i propri messaggi e interpreta quelli altrui utilizzando, in genere, una molteplicità di indizi simbolici. Le parole sono integrate e classificate da ammiccamenti, gesti, aggrottamenti di ciglia, sorrisi, nuove intonazioni e così via. Chi ascolta si impegna nell’analisi dei molti indizi simbolici cui ricorre chi parla, utilizzandoli per ridurre le ambiguità e precisare l’interpretazione del messaggio. Tanto è vero che le incoerenze tra indizi e parole rappresentano per chi le scopre fonte di ansia e di imbarazzo, un sentimento che, in alcuni casi, induce a porre fine all’interazione e a gettare i dubbi sulla sincerità di chi parla”. (Thompson, 1995).

Tale modello può trovare la sua applicazione tanto nei contesti clinici, quanto nelle aziende – dalle grandi istituzioni o organizzazioni, alle realtà sanitarie, alle cooperative, alle imprese industriali, alle società finanziarie, fino alle piccole e medie imprese a carattere familiare.

Bibliografia

Bateson, Jackson, Haley, Weakland (1956) – Toward a Theory of SchizophreniaScience, vol. 1, No. 4.

Boschi S., La comunicazione strategica in Psicoterapia, Vertici Network, 2004

Erickson M., Rossi E., Rossi S., (1979) – Tecniche di suggestione ipnotica. Induzione dell’ipnosi clinica e forme di suggestione indiretta, Astrolabio, Roma

Erickson, Rossi (1982) – Ipnoterapia, Astrolabio, Roma

Thompson J.B., Mezzi di comunicazione e modernità, 1995, traduzione per il Mulino del 1998

Watzlawick (1976) – La realtà della realtà: confusione, disinformazione, comunicazione, Astrolabio, Roma

Watzlawick (1977) – Il linguaggio del cambiamento: elementi di comunicazione terapeutica, Feltrinelli, Milano

Watzlawick, Weakland e Fisch, (1974) – Change: la formazione e la soluzione dei problemi, Astrolabio, Roma

 

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