Questo costrutto è stato formulato per la prima volta dai ricercatori della Scuola di Palo Alto (Watzlawick, Weakland e Fisch, 1974) e può essere chiarito meglio attraverso un caso concreto:
Una persona che soffre di un disturbo fobico cerca di evitare le situazioni che le scatenano la paura, ad es., il claustrofobico eviterà spazi chiusi e ristretti come camerini, ascensori, sotterranei, metropolitane, l’agorafobico cercherà di evitare luoghi pubblici o luoghi non familiari, ma è proprio l’evitare tali situazioni che incrementerà la reazione fobica.
Ogni fuga conferma la minacciosità della situazione evitata e conduce a una nuova fuga sino a che, in virtù di questo circolo vizioso di tentate soluzioni che aumentano il problema, il soggetto fobico giunge a isolarsi e a sottrarsi completamente.
A questo punto egli avrà letteralmente “costruito” un disturbo fobico generalizzato.
Se poi, come è frequente in questi casi, alla strategia di fuga personale di questo soggetto si aggiunge la tentata soluzione del supporto e dell’aiuto offerto da coloro che vivono intorno a lui, il problema si complica ulteriormente.
Quando un sistema si trova in questa situazione è invischiato dentro un “gioco senza fine”, poiché è esso stesso una componente del problema e solo un cambiamento introdotto dal di fuori, che cambi il sistema stesso, rappresenta una soluzione concreta al problema.
La prima cosa da fare sarà quella di individuare le “tentate soluzioni” che il sistema e le persone in esso implicate hanno messo in atto finora per raggiungere un dato obiettivo o per modificare una situazione ritenuta disfunzionale. L’intervento strategico si occuperà poi di rompere nel modo più efficace e rapido possibile quel complesso processo di retroazioni in cui sono proprio gli sforzi in direzione del cambiamento a mantenere la situazione problematica immutata.