Il dilemma dei porcospini, ovvero la giusta distanza che unisce

porIl dilemma originario dei porcospini sembra adattarsi bene al senso della nostra esperienza: condividere due essenze in un legame significa sostenere il peso di due esistenze, svelare doppi sogni e doppie paure.

Non esiste un “io” senza un “tu”, senza un “noi”.

Capita spesso di pensare a quanto siano complesse le dinamiche che caratterizzano i rapporti umani e, nello specifico, a quanto sia facile fare e farci fare del “male”.

Il racconto è una metafora che si presta molto bene a considerazioni e riflessioni circa il grado di intimità, inteso come vicinanza emotiva, derivante dal mettersi in RELAZIONE con l’Altro, applicabile a più contesti e a più relazioni.

La parola relazione deriva dal verbo latino religare che vuol dire legare insieme: la relazione è l’azione che porta a legare insieme cose e persone, la capacità quindi di creare dei legami. La relazione diviene principio di identità e di senso, un’esperienza dove i due soggetti, Ego e Alter-Ego, all’interno del loro rapporto possono ri-conoscersi (principio dell’identità), per poi differenziarsi (principio della differenza) e definirsi come reciproche specificità. (Cellentani, 1995)

Oggi si parla sempre più spesso di “empatia” come competenza distintiva per qualsiasi ruolo professionale e sociale operante nell’ambito delle professioni di aiuto ma anche nel lavoro a contatto con clienti e pubblico.

Empatia, come strumento grazie al quale è possibile entrare in contatto con l’altro, per recepire informazioni, per interpretare e a volte prevedere, al di là delle parole pronunciate e non, l’essenza, le intenzioni, i bisogni impliciti e le motivazioni più profonde, altrimenti difficilmente comprensibili con la sola forza della ragione.

L’empatia necessita di due presupposti apparentemente antitetici: la fusione affettiva tra sé e l’altro e la differenziazione tra sé e l’altro.

Senza differenziazione non è possibile giungere ad una vera condivisione, perché gli stati emotivi altrui non sono riconosciuti come esterni a sé e non sono correttamente discriminati… ed ecco che il tema della “giusta distanza” ritorna ed è vivo e forte!

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