Lunedì sera, h 22.30, rientrando a casa incontro per le scale un signore in pigiama con il suo bastone e una donna più giovane accanto a lui: “Hai visto papà, siamo a Roma, non siamo ad Arce. Ti sei trasferito qui con mamma tanti anni fa e con i pochi risparmi avete acquistato una casa in questo quartiere”.
E così scopro che si chiama Antonio, 86 anni, vive al settimo piano del mio stabile e ha l’Alzheimer.
Ogni giorno la malattia lo deruba di un ricordo, le strade diventano ignote, un viso amico diviene un estraneo, perde il senso del tempo e anche le azioni più banali diventano difficili perché tende a dimenticare l’ordine in cui vanno svolte. Si arrabbia, non puoi immaginare nemmeno quanto!
Antonio dimentica…puoi parlare con lui per ore, voltarti qualche secondo e ti chiederà nuovamente il tuo nome. Non va lasciato nemmeno un attimo da solo perché potrebbe far male a se stesso e agli altri.
All’inizio ciò capita per pochi attimi e poi tutto sembra tornare normale, ma con il passare del tempo la malattia si aggrava ed è devastante, sia per chi ne è affetto che per coloro che lo circondano.
L’Alzheimer non ha cure, se non delle terapie palliative che ne rallentano il decorso ma non sono in grado di arrestarlo: solo l’amore può guarire le ferite di un animo imprigionato in una mente che non può più ricordare.