Ogni lasciata non è mai persa…

aa“Ciao Paolo, come stai”? Nei suoi occhi un velo di tristezza e così inizia a raccontare: “Non sto passando un bel momento, due mesi fa è finita la storia con la mia ragazza, una storia di 6 anni in cui ne abbiamo passate tante ma insieme le abbiamo sempre affrontate e superate. Non ora, non questa, perché oggi ci siamo IO e il mio DOLORE…in questo periodo non l’ho cercata, non perché il non farmi sentire l’avrebbe fatta tornare da me, ma perché non chiamarla mi avrebbe fatto stare meglio”.

Succede sempre così…

Ogni separazione in quanto tale non è mai un evento piacevole. Vi è sempre una tristezza insita nel lasciare andare le persone, ma quando la “lealtà” nel mettere fine a un rapporto che non ha più la forza, l’amore e senso di esistere è la fonte ispiratrice dell’altrui agire, si può provare a lenire quell’amarezza nella convinzione che quella scelta sia stata fatta per un bene più alto e responsabile.

Ora guardati, forse oggi nulla ti sembra chiaro, ma è da qui che devi ricominciare. Tutto dipende da TE.
L’amore non va a comando, o c’è o non c’è, e non possiamo aggrapparci a flebili speranze, è giunto il momento di “prendere” oltre che a “dare”. Questo è il momento di riscuotere, questo è il momento di recuperare il credito accumulato. Nessuna colpa, nessun biasimo, non chiediamo a noi stessi più di quanto abbiamo fatto fino a questo momento. E’ il momento di rinascere, è il momento di metterci al centro di tutto e un giorno ci verrà più naturale non amare chi non ci ama, non essere presente per chi è assente per noi, non aspettare chi non c’è.

Hai ragione, “Oggi ci sono IO”, ho scoperto una passione che non credevo di avere, ho iniziato ad uscire e conoscere gente nuova e questo mi aiuta a non pensare a Lei continuamente e da questo trarrò la forza per rinascere.

In quel Oggi ci sono IO” ho visto una grande fiducia in quel cammino di riscoperta di se stessi e delle proprie potenzialità. Cambiare e andare avanti, per quanto difficile, resta l’unica scelta da fare.

Forza Paolo, ce la farai, ogni lasciata non è mai persa!

Adriana Biase

L’Elaborazione del Lutto

senderoluminosoNon si può amare qualcuno e perderlo senza sentirsi soli e privati della sua presenza e del suo affetto, senza diventare vulnerabili e provare quel senso sconfinato di dolore e abbandono. Rimarginare una ferita così profonda richiede tempo e pazienza: non esiste ricetta o formula magica che sia buona per tutti, né tempi e scadenze da rispettare.

Ti dicono passerà…ma come? Quando?

Diversi studi svolti da John Bowlby hanno permesso di suddividere le fasi del lutto in 4 momenti:

1) Nella prima fase, detta di stordimento/disperazione, sono presenti un forte senso di rabbia e dolore intenso per cui vi può essere anche un immediato rifiuto per quanto è accaduto.

2) Nella seconda fase di ricerca e struggimento per la persona deceduta,  la persona da una parte può cominciare a prendere consapevolezza della realtà con molta angoscia e disperazione, dall’altra può cercare di allontanare e rifiutare questa condizione, cercando di recuperare chi ha perduto, alimentando la speranza che tutto possa tornare come prima del lutto.

3) Nella terza fase di disorganizzazione e di disperazione, la realtà della perdita comincia ad essere accettata e la persona prende atto dell’impossibilità di recuperare la persona persa. Compaiono confusione e smarrimento che anticipano la necessaria riorganizzazione della propria vita e ridefinizione di se stessi: ciò che resta sono solo ricordi e nulla potrà cambiare ciò che è accaduto.

4) Nella quarta fase avviene una riorganizzazione della propria vita. Gli aspetti acuti del dolore iniziano a ridursi e si comincia ad avvertire un ritorno alla normalità. La persona struttura una nuova rappresentazione della realtà, dell’immagine di sé, degli altri e del mondo.

Le fasi sopra descritte rientrano tutte nella normalità del processo di elaborazione del lutto: ciò che cambia da persona a persona è la durata nel tempo e l’intensità con cui vengono vissute.

Far fronte al dolore vuol dire mettere in atto un processo psicologico denominato resilienza. In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Intraprendere una terapia risulta molto importante perché può facilitare l’espressione di sentimenti che, in precedenza, risultavano impossibili da tollerare e da rivelare come la rabbia, la delusione, il senso di colpa e può incoraggiare la persona a parlare della perdita subita e dei sentimenti correlati ad essa.

“Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta!” ed  il modo migliore di onorare la memoria di una persona cara è di proseguire nel proprio cammino di vita che si era dolorosamente arrestato.

Adriana Biase