Quanto arriva di noi agli altri? E soprattutto: cosa vedono gli altri che noi non vediamo?
Ognuno di noi ha un’immagine di se stesso reale o costruita, conosciuta o sconosciuta.
Il modello qui di seguito, la matrice o finestra di Johari, prende il nome delle iniziali dei suoi ideatori, Joseph Luft e Harry Ingham e si compone di quattro quadranti:
La prima è denominata “Arena” e si riferisce a tutti quei contenuti conosciuti e accettati dal singolo e condivisi all’interno di una dimensione sociale.
La seconda è denominata “Facciata” e coincide con quanto il soggetto conosce di sé ma che decide di non condividere con una realtà esterna.
La terza è denominata “Punto cieco” e si riferisce a quanto gli altri dall’esterno osservano e conoscono. Tali vissuti e contenuti rimangono però oscuri all’individuo che li sperimenta su se stesso.
La quarta ed ultima dimensione è lo “Sconosciuto” e si riferisce a tutti quei contenuti inconsapevoli a se stessi e agli altri.
In una condizione di equilibrio e di piena consapevolezza e accettazione di sé, l’ambito pubblico, ossia l’Arena sono dominanti. In questi casi il soggetto vive in armonia con la propria personalità, ne accetta tutti gli aspetti, positivi e negativi, conosce i propri limiti e la crescita personale coincide con un miglioramento continuo e una continua conoscenza dei processi e delle dinamiche che lo caratterizzano.
Adriana Biase