Il messaggio Io

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Grazie alla tecnica del messaggio io, gli interlocutori non si sentono né colpevolizzati, né giudicati, e in questo modo possono ascoltare i bisogni degli altri con maggiore attenzione, ragionando sulle conseguenze a cui portano le proprie azioni.

Gli step della tecnica del messaggio io sono ancora una volta 4:

  • si inizia descrivendo quel che si prova con un semplice “Io mi sento”;
  • si prosegue descrivendo il comportamento dell’altro che crea il problema con un “Quando tu”;
  • si specifica in che modo il comportamento è legato all’emozione con un semplice “Perché”;
  • infine si esprime ciò che si desidera con un universale “Io voglio”.

Con la frase “Io mi sento triste – Quando non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – E vorrei che tu mi considerassi di più” si otterranno sicuramente più risultati che non utilizzando la tecnica dei messaggi tu: “E’ colpa tua – Quando tu non mi ascolti – Perché mi sento ignorato – Tu sei un egoista”.

Nell’ultimo caso l’interlocutore si offenderà, o si arrabbierà e probabilmente attiverà un atteggiamento di difesa che interferirà con la comunicazione.

Utilizzare la tecnica del messaggio io è indispensabile quando si attraversa una situazione di difficoltà dettata dall’altrui atteggiamento. Grazie alla tecnica del confronto si condividono quelli che si reputano atteggiamenti inaccettabili e con semplicità si comunica all’altro come ci si sente in un determinato momento.

Il pregio della tecnica è quello di non valutare direttamente la persona, ma la sua azione: non “tu sei”, ma “io sento”.

Bibliogafia

Thomas Gordon – T.E.T. Teacher Effectiveness Training (1974)

Comunicazione: le 12 barriere da abbattere

comunicazioneGordon descrive 12 atteggiamenti che devono essere evitati per non rischiare di interrompere la comunicazione e danneggiare la relazione:

1. ordinare, esigere: spesso nell’obbligare qualcuno a fare qualcosa non si tengono in considerazione i suoi sentimenti. Ricevere ordini può suscitare rabbia e ostilità; inoltre il rischio del dare ordini è di proporre comportamenti non adeguati per quel soggetto;

2. minacciare: davanti a una minaccia il ricevente spesso contrattacca, o può aver paura di perdere l’aiuto di cui ha bisogno e sottomettersi. La paura riduce la fiducia nella relazione e la motivazione ad affrontare e superare i problemi;

3. fare la morale: l’invito a seguire determinati obblighi, imponendo una morale può portare alla diminuzione dell’autostima, della fiducia in se stessi e sensi di colpa;

4. dare soluzioni già pronte: fornire la soluzione a un problema piuttosto che stimolare la ricerca della propria soluzione, può comunicare all’altro che non si ha alcuna fiducia nelle sue capacità. Questo rischia di portare alla dipendenza e alla sfiducia in se stessi e non permette di sviluppare la propria autonomia;

5. persuadere con argomentazioni logiche: se nella valutazione dell’operato di una persona e nel dirgli cosa deve fare non si tengono in considerazione i suoi sentimenti la si può far sentire offesa e umiliata;

6. giudicare, disapprovare, criticare: le critiche, i giudizi negativi e di disapprovazione possono danneggiare molto l’immagine personale dell’altro;

7. fare complimenti e approvare immeritatamente: i complimenti immeritati, così come le critiche, possono ferire la persona che li riceve e che li sente non corrispondenti all’immagine di se, percependoli come falsi;

8. umiliare, ridicolizzare: tutti i messaggi che umiliano o ridicolizzano la persona sono offensivi;

9. interpretare, diagnosticare, analizzare: è bene evitare di interpretare i comportamenti e i messaggi della persona per evitare di farla mettere sulla difensiva (se si interpreta correttamente) o farla sentirsi incompresa (se si sbaglia);

10. consolare, minimizzare: minimizzare un problema per consolare l’altro può farlo sentire non compreso;

11. schivare il problema e cambiare argomento: se il problema viene schivato la persona può pensare che l’altro non la consideri importante, né consideri importanti i suoi sentimenti;

12. informarsi, interrogare: se nella relazione il soggetto si sente sottoposto a un interrogatorio, può sentire l’altro troppo invadente e tendere a chiudersi in se stesso e a non partecipare alla comunicazione.

Quale attui più spesso? E quale odi subire?

Bibliografia

Mauri, A., Tinti C.,(2002). Formare alla comunicazione. Percorsi di gruppo per lo sviluppo di relazioni efficaci nelle professioni educative, sociali e sanitarie, Erickson, Trento 2002, 75).