Quando il cervello emotivo prende il sopravvento…

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È una tipica mattina. Vostro figlio/a si sta preparando per andare a scuola e si sta facendo tardi. Prima di tutto pensate a cosa volete che faccia subito vostro figlio/a. Probabilmente penserete a obiettivi quali: vestirsi, fare colazione, lavarsi i denti, preparare lo zaino per andare a scuola. Questi sono i vostri obiettivi a breve termine. Vostro figlio/a si sta gingillando e notate che si sta facendo sempre più tardi. Dite a vostro figlio/a di fare presto, ma lui/lei non si sbriga. Ora riflettete su quello che state provando. Cosa sta succedendo al vostro corpo, all’espressione del viso, alla voce? I muscoli si irrigidiscono, aumenta il battito cardiaco, assumete un’espressione seria e alzate la voce. E poi che emozioni provate? Probabilmente il livello di frustrazione sta aumentando velocemente e provate un senso di panico e di rabbia. Ripetete a vostro figlio/a di fare presto, ma sembra che lui/lei ora si muova ancora più lentamente. Parlate con un tono di voce arrabbiato e vi muovete per casa agitandovi e dicendogli/le che se continua così arriverete tardi al lavoro. Cosa state pensando in questa situazione? Forse state pensando: “lo so che è in grado di fare presto. Lo sta facendo apposta per farmi fare tardi” o forse pensate: “Perché non mi ascolta mai? devo assolutamente FARLO ascoltare” o forse pensate: “Come si permette, adesso gli faccio vedere io chi comanda”. E poi che cosa fate? Molti genitori in una situazione del genere cominciano ad urlare. Dicono cose come: “Se non sei pronto in due minuti ti lascio qui” o “Perché fai sempre così?” o “È possibile che non impari mai?” A volte minacciano di punire il bambino, dandogli una sculacciata o togliendogli un gioco. A volte minacciano di portarlo a scuola anche se non ha finito di vestirsi. Alcuni genitori afferrano il bambino, lo scuotono, lo picchiano, lo insultano con parole come “stupido”. Ora, cosa succede al bambino in una situazione del genere? Di solito quando il nostro cervello emotivo prende il sopravvento non ci rendiamo più conto di quali sono gli effetti delle nostre azioni sui nostri figli. Se riuscissimo a zumare indietro vedremmo che anche il bambino è sempre più agitato e spaventato dalla nostra rabbia e dalle nostre minacce. I bambini inoltre possono sentirsi profondamente feriti e mortificati dai nostri insulti. Quando li puniamo possono sentirsi non amati o non desiderati. Tutte queste reazioni inibiscono il cervello razionale e quindi a questo punto il bambino reagisce con il suo cervello emotivo: si mette a piangere, sbatte i piedi per terra, oppure urla. Vostro figlio si sente proprio come voi, e due persone in uno stato di panico non sono in grado di risolvere un problema in modo costruttivo. Una situazione del genere probabilmente si concluderà in questo modo: voi, molto arrabbiati, accompagnate il bambino a scuola e al momento di salutarvi non gli fate un sorriso né gli date un abbraccio. Una volta arrivati al lavoro il vostro cervello razionale riprende il controllo e cominciate a sentirvi in colpa per quello che avete detto e fatto. Vostro figlio a sua volta avrà difficoltà a seguire la lezione, si sentirà non amato, rifiutato e abbandonato. L’insegnante a quel punto potrebbe provare a sua volta un sentimento di frustrazione nei confronti del bambino che non lo ascolta. Il bambino, proprio pochi minuti prima di cominciare ad affrontare una prova scritta, potrebbe ripensare al fatto che gli avete dato dello “stupido”. Oppure proverà sentimenti di rancore e se la prenderà con i compagni più piccoli. Anche voi a questo punto avete difficoltà a concentrarvi sul lavoro perché vi sentite in colpa, vi vergognate del vostro comportamento e siete preoccupati per vostro figlio. Quindi il vostro obiettivo a breve termine è probabilmente stato raggiunto: siete arrivati al lavoro puntuali, ma sia il rapporto con vostro figlio che la sua autostima sono stati danneggiati.

I bambini imparano a gestire lo stress osservando i propri genitori. Se noi reagiamo urlando, picchiando, insultando stiamo insegnando ai nostri figli l’esatto opposto di quello che vorremmo.Quando sentite che i muscoli si irrigidiscono, il battito del cuore aumenta, che il tono della voce si alza state ricevendo un segnale: in quel momento avete l’opportunità di insegnare qualcosa di importante a vostro figlio.

Avete l’opportunità di insegnare a:

  • gestire lo stress;
  • comunicare con gentilezza anche in situazioni di tensione;
  • gestire le situazioni conflittuali senza ricorrere alla violenza;
  • tenere conto dei sentimenti degli altri;
  • raggiungere il vostro obiettivo senza ferire gli altri a livello fisico o emotivo.

Le situazioni di stress e di tensione sono un’opportunità per dare il buon esempio ai vostri figli. Ogni volta che gestite bene queste situazioni anche loro imparano a gestire nello stesso modo il proprio stress. Questa è una delle più grandi sfide per noi genitori.

Per approfondimenti:

http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img164_b.pdf

8 metodi per sconfiggere i pensieri negativi!

aaLa ricerca dimostra che è possibile eliminare i pensieri disturbanti e ricorrenti.

Potrebbero essere preoccupazioni legate al lavoro o al denaro, o forse paure senza nome. Qualunque sia il motivo dell’ansia, si può sperimentare molta difficoltà a controllarla.

Il metodo più naturale che si è portati a mettere in atto è provare ad eliminare i pensieri ansiogeni dalla nostra mente.

Tuttavia, come molti studi hanno dimostrato, la soppressione dei pensieri non funziona. Paradossalmente, provando a scacciarli via, essi si ripresentano con forza maggiore.

In un articolo per l’American Psychologist, l’esperto sulla soppressione del pensiero, Daniel Wegner, spiega alcuni potenziali metodi per contrastare i pensieri persistenti e disturbanti. (Wegner, 2011).

1. Distrarsi

La tendenza naturale della mente è quella di focalizzare più cose.

Ma per quanto possa sembrare strano, gli studi suggeriscono, che è meglio concentrarsi su una cosa ben definita, piuttosto che permettere alla mente di divagare.

Questo perché la mente che vaga senza un obiettivo è in relazione ad uno stato di insoddisfazione: è meglio concentrarsi su un brano musicale, o su un programma alla tv o su un compito.

2. Evitare lo stress

Un altro modo intuitivo per evitare pensieri persistenti consiste nell’impegnarsi in attività frenetiche, che sottraggono energia mentale ai pensieri indesiderati. Quando fu testato scientificamente, ciò risultò un cattivo approccio. Infatti, la stanchezza favorisce con maggiore forza il ritorno dei pensieri spiacevoli.

3. Rimandare il pensiero dopo

Se cercare continuamente di sopprimere un pensiero, non fa altro che rinforzarlo, il rimandarlo a dopo, invece, può risultare efficace.

I ricercatori hanno provato a chiedere alle persone con pensieri ansiosi persistenti di rinviare le loro preoccupazioni in un certo momento della giornata, all’interno di un tempo designato della durata di 30 minuti. Alcuni studi suggeriscono che tale strategia sia terapeutica.

Così le ansie vengono contenute all’interno di un “periodo di preoccupazione” tranquillizzando la mente per il resto del tempo.

4. Terapia paradossale

Che cosa succede se, invece di cercare di sopprimere un pensiero ripetitivo ad esempio, sulla morte, ci si concentra su di esso?

Sembra paradossale che focalizzarsi su un pensiero possa aiutare a mandarlo via, ma alcune ricerche suggeriscono che funziona. Si basa sull’ormai consolidato principio della ‘terapia dell’esposizione’.

Questo è vero, per esempio, per gli aracnofobici: se sono sottoposti gradualmente all’esposizone dei ragni, la loro paura comincia a svanire. Questo approccio può essere utile per i pensieri disturbanti ed ossessivi e per i comportamenti compulsivi.

5. Accettazione

Sulla stessa linea, anche se il metodo non è così diretto, esistono delle evidenze che dimostrano che il tentativo di accettare i pensieri indesiderati, piuttosto che lottare con essi, può essere utile. Uno studio ha registrato un diminuito disagio nei partecipanti. Queste erano le istruzioni che erano state date:

“Lottare con il tuo pensiero persistente… è come lottare nelle sabbie mobili. Voglio  che guardiate i vostri pensieri. Immaginate che stiano venendo fuori…come soldati in marcia. Voglio che permettiate ai soldati di marciare di fronte a voi, come un piccolo corteo. Non discutete con essi e non mandateli via. Basta vederli marciare”. (Marcks & Woods, 2005, p. 440)

6. Meditazione

Come l’accettazione, la Mindfulness Buddista promuove un’attitudine alla compassione e al non giudizio verso i pensieri che attraversano la mente.

7. Autoaffermazione

Consiste nel pensare ed esprimere i propri valori, i propri sentimenti e le proprie convinzioni secondo modalità appropriate; è positivo mostrarsi per ciò che si è e difendere i propri punti di vista. E’ stato scoperto che ciò, tra gli altri benefici, serve ad aumentare la fiducia sociale e l’auto-controllo.

8. Scrivere

Mettere nero su bianco i propri pensieri e sentimenti più profondi ha vari benefici sulla salute psicologica, in quanto la scrittura agisce emotivamente, contribuendo a ridurre i pensieri ricorrenti indesiderati.

Fonte originale: http://www.spring.org.uk/