Il Selfie può essere definito come un autoscatto di se stessi realizzato con un telefonino di ultima generazione per poi essere pubblicato su Facebook, Twitter o Instagram.
Lanciata prima dai divi americani e poi adottata anche qui in Italia da personaggi famosi o meno, quella di pubblicare sui vari social propri autoscatti è una vera e propria moda che impazza sul web, anche tra i giovanissimi.
A volte il selfie non è necessariamente del proprio viso o a figura intera: dai semplici autoscatti con amici durante le feste o a scuola, si è passati a fotografare parti intime sempre più in bella vista.
Tra le adolescenti nostrane c’è quasi una gara a pubblicare, sulla pagina di un gruppo aperto di Facebook, foto di sederi, seni o gambe, tutte rigorosamente anonime e senza la testa per non essere riconosciute.
La motivazione? Farsi giudicare dal popolo di Facebook i cui commenti sono assolutamente privi di freni inibitori.
“Se vuoi essere avanti, posta una foto di una parte del tuo corpo e poi vedrai i commenti. Io e le mie amiche lo facciamo e ci divertiamo a farlo! Nessuno sa chi siamo, fra noi c’è quasi una sorta di competizione a chi riceve i commenti migliori!”
Oppure, ragazze che si autoscattano foto osé col cellulare per poi inviarle al fidanzato, agli amici o peggio, ad estranei, magari dietro un compenso (il sexting: sex, sesso e texting, inviare SMS), tramite WhatsApp o l’ultimo ritrovato, Snapchat.
Una volta inviata una foto, questa la si depone nelle mani di qualcuno che può decidere di farne un uso improprio magari condividendola in rete, copiandola, inoltrandola ad amici e conoscenti con la pericolosa conseguenza di imbarazzare e mettere in ridicolo la protagonista rovinandone la reputazione.
E’ importantissimo il ruolo dei genitori e degli educatori che sono moralmente deputati ad informare figli e studenti circa i pericoli in cui si può incorrere sottovalutando i rischi che un “gioco” di questo tipo può recare: gli adulti devono spiegare chiaramente quali possano essere le conseguenze sia per il soggetto che si propone come protagonista di tali foto sia per coloro che si rendono complici della diffusione delle immagini.
Ed è per questo che è fondamentale realizzare incontri nelle scuole, proprio per far capire ai ragazzi i rischi che il mondo virtuale comporta, dal cyberbullismo alla pedofilia.
“L’universo dei connessi in permanenza con la rete ma disconnessi dalla realtà e dalla famiglia è abitato da milioni di solitudini”… è su questo che siamo chiamati a riflettere, NOI TUTTI.
Adriana Biase