Etero o gay sono sempre genitori miei!

famiglia-due-mamme1Il “vero genitore” è colui che mette a disposizione la propria biologia o quello che cresce il figlio fornendogli cura e sicurezza?

I risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico­sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. “È nell’interesse del bambino che gli adulti che se ne occupano siano coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, etero o omosessuali” (American Academy of Pediatrics, 2006).

In altre parole, non sono né il numero, né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano ed “È nell’interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure…” (American Psychoanalytic Association, 2002).

La ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso.

I risultati delle ricerche dimostrano infatti che i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli allevati da genitori eterosessuali. Più di 25 anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Questi dati dimostrano che un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori (Pawelski, J.G., Perrin, E.C., Foy, J.M. et al. 2006, “The Effects of Marriage, Civil Union, and Domestic Partnership Laws on the Health and Well-being of Children”, Pediatrics, 118, 1, pp. 349- 364).

Pertanto, togliamo gli aggettivi “etero” e “omo” e parliamo di genitorialità che in entrambi i casi può essere buona o cattiva perché ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare indipendentemente dal fatto che i genitori siano conviventi, separati, risposati, single o dello stesso sesso.

 

Adriana Biase

Bibliografia

Lingiardi, V. (2014). La famiglia inconcepibile. Atti del Convegno “Love Makes a Family”, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma, Roma, 09-10 Aprile.

Immagine: Famiglie Arcobaleno

 

 

 

 

 

Madri e padri sono importanti in quanto genitori e non perché maschi o femmine!

fa I figli di gay e lesbiche crescono bene, perché «né l’orientamento sessuale né il genere condizionano la capacità di essere genitori e di conseguenza lo sviluppo dei bambini». È la conclusione a cui sono arrivati psicologi e ricercatori riuniti mercoledì 9 aprile a Roma nel più grande convegno italiano sull’omogenitorialità, organizzato dalla Facoltà di Medicina e Piscologia dell’Università La Sapienza di Roma e coordinato da Roberto Baiocco, Direttore del servizio di consulenza sugli orientamenti sessuali dell’ateneo capitolino «Sei come sei».

«Ritenere che i bambini abbiano bisogno sia di una madre che di un padre vuol dire presumere che donne e uomini siano genitori in maniera differente e cruciale per lo sviluppo», spiega Anna Maria Speranza, direttore della Scuola specializzazione in psicologia clinica de La Sapienza. Non è così: «Madri e padri sono importanti per i bambini in quanto genitori e non in quanto maschi o femmine – aggiunge Speranza –. Gli ultimi 40 anni di ricerche hanno dimostrato che lo sviluppo dei bambini non dipende dalle cosiddette dimensioni “strutturali” della famiglia: dal fatto cioè se i genitori siano divorziati, single, omosessuali o padre o madri biologici, ma dalla qualità della genitorialità. Dalla relazione che c’è tra genitori e bambini, da quella tra i genitori, dalla disponibilità di risorse economiche e sociali». Corrispondere o meno a una precisa costellazione familiare (la «famiglia tradizionale») non dà insomma garanzie. Né crescere con madri o padri gay pregiudica lo sviluppo. Se esistono dei fattori di rischio per la crescita dei bambini vanno cercati altrove. Uno, appunto, è la povertà sociale ed economica (ma fortunatamente sono lontani i tempi in cui cui, all’inizio del secolo scorso, uomini e donne di buona volontà suggerivano che i poveri non dovessero fare figli). Non è un problema da poco: in Italia, secondo l’Unicef, il 17% dei bambini si trova in queste condizioni.

Gli altri sono le esperienze traumatiche precoci, la depressione di uno dei due genitori, il fatto che usino sostanze, la violenza domestica. «Nessuna ricerca attendibile include tra questi fattori l’orientamento sessuale del genitore né in senso più ampio il genere» chiarisce Anna Maria Speranza. «Non esiste la famiglia del Mulino Bianco, ma neppure quella del Mulino arcobaleno. Esistono tanti mulini – sintetizza Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore di Psicologia dinamica alla Sapienza –. Quello che conta sono le relazioni, il pane buono della genitorialità: l’amore come legame, progetto, cura, qualità».

http://27esimaora.corriere.it/

L’immagine è un’illustrazione di Ros Asquith ed è tratta dal libro “Il Grande Grosso Libro delle Famiglie” di Mary Hoffman, edizioni Lo Stampatello