Messaggio per un’aquila che si crede un pollo

aquila

“Un uomo trovò un giorno un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.

Crescendo, imparò tutto quello che riguardava l’arte dell’essere pollo. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra provava le brezza del volo di qualche decimetro.

Per tutta la vita l’aquila fece quello che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.

Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. L’aquilotto alzò lo sguardo e rimase a becco aperto stupito e affascinato. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re dei cieli”, rispose il suo vicino pollo, amico di infanzia cresciuto insieme a lui. “So cosa stai pensando” – riprese il pollo – “togliti dalla testa il desiderio di diventare come la regina del cielo. Lei appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli. Accontentati di quello che sei”.

Trascorsero molti anni dopo quell’incontro, e l’aquila divenne molto vecchia.

E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale”. (Antony de Mello: “Messaggio per un’aquila che si credeva un pollo”)

Cosa vuol farci comprendere de Mello?

La consapevolezza di sé ha a che fare con la CONOSCENZA DI NOI SE STESSI.

Essere consapevoli significa saper identificare i propri punti di forza e le proprie aree di miglioramento.

Essere consapevoli del proprio modo di reagire di fronte alle persone e alle situazioni.

Riconoscere i proprio desideri e dare voce ai propri bisogni.

Ma soprattutto dare un nome alle proprie EMOZIONI.

Acquisire consapevolezza significa non lasciarsi ingabbiare in schemi già preconfezionati, in etichette che ci ingabbiano e che condizionano la nostra vera natura impedendoci di essere quello che realmente siamo.

Significa imparare ad essere coscienti di quel che si sta facendo, delle emozioni che si stanno vivendo e della realtà con cui ci si confronta ogni giorno, andando incontro alla vita preparati, e quindi capaci di scegliere situazioni, comportamenti e atteggiamenti funzionali ai propri obiettivi.

Noi siamo aquile reali, a volte inconsapevoli delle vette a cui potremmo innalzarci, certamente migliori di quanto crediamo…solo che il più delle volte non lo sappiamo!

Adriana Biase

“Papà, ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?”

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Ieri Virginia mi ha chiesto: “Papà, ma se tu e la mamma vi lasciate chi è che tiene due figlie e chi una?”

Ero in cucina che stavo affettando le cipolle, la domanda mi ha colto di sorpresa.
“In che senso, Virginia?”, ho detto.
“Siamo tre sorelle”, ha detto, “la terza sorella non potete mica dividerla a metà!”
Mi è venuto da ridere. Stavo per risponderle: “Non ti preoccupare, amore, la mamma ed io non ci lasceremo mai”, ma non volevo mentirle, perché so che ogni relazione s’inventa ogni giorno, e il torto più grande che puoi fare a te stesso, e agli altri, è proprio quello di crederti invincibile.
“Virginia”, ho detto, “se per caso la mamma ed io un giorno ci separassimo vi vedremmo tutte e tre, un pò io e un pò la mamma, non ti preoccupare.”
“Ma in Mrs. Doubtfire il papà vedeva i bambini solo il sabato”, ha detto.
“Virginia, certe volte quando due genitori si lasciano possono succedere delle cose”, ho detto. “Magari non si sono lasciati bene, ma litigando. Ma la mamma ed io siamo stati sempre d’accordo che, se anche ci lasciassimo, voi verreste sempre prima di tutto. Hai capito? Sempre.”
Mi ha fissato in silenzio.

“Papà”, ha detto d’un tratto. “Ma l’amore può finire?”

Ci ho pensato un attimo prima di rispondere.
“L’amore non finisce”, ho detto, “sono le persone che cambiano.”
“Le persone?”, ha detto.
“Virginia”, ho detto, “anche gli adulti crescono, sai? Tu adesso sei una bambina grande, sette anni fa eri una bambina piccola. Funziona un pochino così anche per le mamme e i papà. Io quando ho conosciuto la mamma ero una persona diversa, lo era anche lei. L’importante, quando due persone si amano, è riuscire a cambiare insieme o rispettare i cambiamenti dell’altro. I genitori, con i propri figli, fanno proprio quella cosa lì, invece fra loro certe volte non ci riescono. E’ per quello che l’amore per i figli è l’unico che non finisce mai mai.”
“Ma tu”, ha detto, “quando hai incontrato la mamma, come hai fatto a sapere che era la mamma?”
“Non ho capito”, ho detto.
“Come hai fatto a capire che volevi amarla?”, ha detto.
“Ah, quello”, ho detto. “L’ho capito dopo circa dieci minuti.”
“E da cosa?”, ha detto.
“Quando ci siamo incontrati la prima volta, si è sollevata i capelli dietro la nuca, sopra la testa, e si è fatta uno chignon senza neanche un elastico, solo annodandoli”, ho detto.
“E allora?”, ha detto.
“E allora lì ho capito che lei aveva disperatamente bisogno di un elastico”, ho detto. “E io dei suoi capelli.”
“E tu ce l’avevi, l’elastico?”, ha detto.
“No”, ho detto, “ma quando la mamma lo ha scoperto ormai mi voleva già bene.”
“Papà!”, ha detto, “ma allora l’hai imbrogliata.”
“Forse un pochino”, ho detto, “ma il punto è che la mamma è stata la prima che mi abbia mai fatto venire voglia di cercare un elastico, capisci che intendo?”
Mi ha guardato per qualche secondo.
“Tieni papà”, mi ha detto, sfilandosi l’elastico che le teneva su i capelli. “Così tu e la mamma non vi lasciate.”
Lei ha riso, io per fortuna stavo affettando le cipolle.

Matteo Bussola autore di “Notti in bianco, baci a colazione”