Lo chiamano “knockout game” ma non è certo un gioco.
È una moda nata negli Stati Uniti ma che si è diffusa ben presto oltreoceano: In Italia sono state segnalate aggressioni a Roma, Brescia, Napoli, Genova, Torino.
Negli Usa si contano già tre morti: teenager che aggrediscono in strada passanti del tutto ignari, la cui unica colpa è quella di trovarsi lì in quel momento.
A Roma, nella centralissima Piazza Trilussa, nel quartiere Trastevere, c’è una vera e propria baby-gang specializzata in “Knockout Game”: adolescenti che senza alcun preavviso, colpiscono al viso la vittima di turno, aggredendola di sorpresa.
Gli episodi si moltiplicano e ogni giorno si fanno sempre più frequenti. Aumenta il numero dei filmati postati su YouTube o Facebook in cui si possono vedere persone di ogni età, uomini e donne, prese improvvisamente a pugni e finire a terra, spesso senza sensi.
Si tratta perlopiù di immagini riprese da telecamere di sorveglianza, ma anche di filmati ripresi con i telefonini dagli amici del bullo di turno, per documentare la bravata e suscitare commenti online, oltre che per fornire “l’esempio”.
Una pratica sconvolgente e preoccupante che fa riflettere, un segno dei tempi in cui la noia e lo spirito di emulazione fanno sì che la persona come individualità si annulli nell’indifferenza e nella mentalità del branco.
Adriana Biase