Insegnami a scordarmi di pensare

Rimuginio

Rimuginio

Gentile Dott.ssa,

mi chiamo V, ho 22 anni, studio all’Università e le scrivo perché vorrei chiederle un parere su un “problema” che mi porto dietro praticamente da sempre. Ho la tendenza a rimuginare, come dire che “penso troppo”, spesso su situazioni che non esistono o che avrei voluto andassero diversamente o sul futuro: insomma un incessante e mescolato flusso di pensieri. Tale situazione si presenta maggiormente quando sono sola e/o in condizioni di ansia, scarsa armonia e cose di questo tipo (ad esempio preparare un esame, come in questo periodo); immagino lei capisca la spesa di tempo e cognitiva che mi porta via questo comportamento errato. C’è un metodo per allentare e fermare questo meccanismo, qualcosa che io possa applicare con impegno e nel tempo?

 

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Gentilissima V,

comincio con il raccontare la storia di due monaci zen:

Due monaci zen, Tanzan ed Ekido, camminano lungo una strada fangosa. Arrivati nei pressi di un villaggio incontrano una ragazza con uno splendido kimono dorato, che cerca di attraversare una pozzanghera particolarmente estesa.

La ragazza è incapace di muoversi, temendo che il proprio kimono, bagnandosi, possa subire danni irreparabili. Senza esitare Tanzan offre il suo aiuto alla ragazza e caricandosela in spalle la trasporta dall’altra parte della pozzanghera.

Dopo questo curioso episodio, i due monaci proseguono il proprio cammino.

Arrivati al monastero, Ekido, che era stato inquieto per tutto il resto del viaggio, sbotta e con tono di rimprovero si rivolge a Tanzan con queste dure parole: “Perché hai portato quella ragazza sulle spalle? Sai bene che i nostri voti ce lo proibiscono!”

Tanzan, per nulla turbato, guarda il suo compagno di viaggio e con un sorriso risponde con queste sagge parole:

“Io ho portato la ragazza qualche ora fa, tu invece la stai ancora portando sulle tue spalle.”

Il pensare, a volte troppo, ha come obiettivo quello di trovare una soluzione a qualche problema, cosa ben diversa dal rimuginare che invece è fine a se stesso, non conosce termini e si perpetua nel tempo.

Quando si presenta in forma eccessiva e continuativa senza che se ne abbia alcun controllo, allora il rimuginare, da esperienza normale e comune tra gli esseri umani, può divenire una sintomatologia caratteristica del disturbo d’ansia, in generale, e del Disturbo d’Ansia Generalizzato, in particolare.

La persona che rimugina dedica la maggior parte delle sue energie e del suo tempo a prevedere eventi negativi futuri e quindi vive e si sofferma poco sul momento presente. Ciò che possiamo fare è imparare a modificare questo aspetto per vivere maggiormente il presente e la realtà attuale.

La persona affetta da rimuginio patologico ha una visione distorta della pericolosità e gravità degli eventi e della probabilità che questi possano accadere; inoltre, caratteristica fondamentale, la persona non ha fiducia nelle proprie capacità di farvi fronte e superarli. Sarà necessario allora prendere consapevolezza di questi pensieri disadattivi e lavorare su una loro ristrutturazione per poterli modificare.

Chi rimugina in modo cronico, sebbene le previsioni catastrofiche difficilmente si realizzino, vive uno stato di forte stress ed ansia: occorre imparare a distinguere ciò che è probabile da ciò che non lo è, tra ciò che è reale e ciò che avviene solo a livello mentale per alleviare il nostro stato di sofferenza.
Sarà quindi di vitale importanza modificare queste convinzioni disfunzionali il più precocemente possibile.

Tra le strategie più utili che possiamo adottare per smettere di rimuginare c’è quella di spostare la nostra attenzione dalla testa, e quindi dai pensieri, a ciò che possiamo percepire attraverso i nostri sensi per provare ad avere un maggior contatto con la realtà che ci circonda; possiamo inoltre praticare delle tecniche di rilassamento per distendere le tensioni e concentrarci così sulle sensazioni che il nostro corpo ci rimanda.

La psicoterapia mette a disposizione diverse tecniche tra cui la dilazione del rimuginio/ruminazione.

Possiamo stabilire durante la giornata periodi di tempo ben precisi per preoccuparci: quando ci accorgiamo che i nostri pensieri girano vorticosamente come se fossero una trottola, proviamo a fermarli e a dirci “STOP” e fissiamo poi un momento successivo (di una quindicina di minuti circa) in cui possiamo dedicarci completamente al nostro rimuginio.

Esempio: stiamo studiando e ci accorgiamo che siamo distratti dal nostro rimuginio (ipotizziamo che siano le 11), diciamoci stop e posticipiamolo alle ore 14. Possiamo dedicarci a questa attività dalle ore 14 alle ore 14.15. Quando arriverà l’ora stabilita possiamo decidere se utilizzare quell’arco di tempo per ripensare al nostro problema o dedicarci ad altro.

La rimuginazione potrà essere interrotta solo quando ci permetteremo di sentire che tutto il lavoro mentale che stiamo effettuando in realtà non porta da nessuna parte, se non alla ripetizione infinita.

Dicono che il rimuginatore sia un ricercatore senza speranza che troverà l’illuminazione solo quando smetterà la sua ricerca mentale…beh, credo sia proprio vero!

Adriana Biase

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