La fedeltà che vince sui rapporti elastici

Chagall-465x378L’amore fedele è una questione di investimento: punta l’intero patrimonio su un titolo solo. È un rischio enorme, chiaro, quando si è in due non esiste certezza. Ma non bisogna spaventarsi alla prima oscillazione di mercato: se il titolo vale, saprà risalire. Sul lungo periodo conviene: un nuovo studio americano ha registrato un aumento nell’attività sessuale nelle coppie sposate da oltre 50 anni. Fanno più sesso rispetto a chi vive legami di breve durata. La spiegazione starebbe nel «capitale relazionale»: nei buoni matrimoni, l’accumulo di esperienza e conoscenza reciproca riesce anche a far rifiorire l’intimità. I rapporti elastici, invece, sono più moderni: quando non soddisfano più, si sostituiscono, senza perdere tempo e senza soffrire troppo. Chi li pratica, in genere, dice: pretendo il meglio, io valgo.

Ma si può anche vederla da un’altra angolatura: i loro intenti sono più modesti, chiedono di meno, si accontentano di meno. È il modello shopping: scusi, questo articolo non era come me l’ero immaginato, posso cambiarlo? Come per gli smartphone, c’è sempre una versione più desiderabile, aggiornata e con le nuove funzioni.

Quale dei due amori è preferibile: l’amore fedele che, come tutti gli amori, è imperfetto «e non sa se il tempo gli darà ragione — come ha scritto Silvia Avallone — ma che abbiamo deciso di vivere insieme», o l’amore che non si fa remora di cambiare, con l’incoscienza e l’ostinazione di riprovarci ogni volta? Ciascuno ha la propria riposta.

Ma forse la vera domanda è: perché l’amore dura raramente? In «Tutta la verità sull’amore», Franco Bolelli e Manuela Mantegazza hanno diviso la risposta in tre:

1) perché quando ci sembra di possedere qualcosa lo sottovalutiamo;

2) perché amiamo le novità, e crediamo che si trovino sempre da qualche altra parte;

3) perché l’amore non è solo attrazione e passione, ma anche appartenenza, «capitale relazionale», e spesso non siamo in grado di riconoscerlo

Daniela Monti – La ventisettesima ora 

 

Mi ha convinto il “capitale relazionale” perché ci credi, ci investi, e’ una sfida, un impegno, un dovere morale non banale, uno spazio e un tempo sacro da tutelare e preservare. Non siamo al mercato e le persone non meritano di essere trattate come merci esposte in scadenza: bisognerebbe prenderci cura l’un dell’altro e continuare a coltivare, alimentare e inventare ogni giorno il legame che si é scelto di vivere.Se poi tutto questo non dovesse bastare, occorre avere il coraggio di lasciare andare e ricominciare.

Adriana Biase