Madri e padri sono importanti in quanto genitori e non perché maschi o femmine!

fa I figli di gay e lesbiche crescono bene, perché «né l’orientamento sessuale né il genere condizionano la capacità di essere genitori e di conseguenza lo sviluppo dei bambini». È la conclusione a cui sono arrivati psicologi e ricercatori riuniti mercoledì 9 aprile a Roma nel più grande convegno italiano sull’omogenitorialità, organizzato dalla Facoltà di Medicina e Piscologia dell’Università La Sapienza di Roma e coordinato da Roberto Baiocco, Direttore del servizio di consulenza sugli orientamenti sessuali dell’ateneo capitolino «Sei come sei».

«Ritenere che i bambini abbiano bisogno sia di una madre che di un padre vuol dire presumere che donne e uomini siano genitori in maniera differente e cruciale per lo sviluppo», spiega Anna Maria Speranza, direttore della Scuola specializzazione in psicologia clinica de La Sapienza. Non è così: «Madri e padri sono importanti per i bambini in quanto genitori e non in quanto maschi o femmine – aggiunge Speranza –. Gli ultimi 40 anni di ricerche hanno dimostrato che lo sviluppo dei bambini non dipende dalle cosiddette dimensioni “strutturali” della famiglia: dal fatto cioè se i genitori siano divorziati, single, omosessuali o padre o madri biologici, ma dalla qualità della genitorialità. Dalla relazione che c’è tra genitori e bambini, da quella tra i genitori, dalla disponibilità di risorse economiche e sociali». Corrispondere o meno a una precisa costellazione familiare (la «famiglia tradizionale») non dà insomma garanzie. Né crescere con madri o padri gay pregiudica lo sviluppo. Se esistono dei fattori di rischio per la crescita dei bambini vanno cercati altrove. Uno, appunto, è la povertà sociale ed economica (ma fortunatamente sono lontani i tempi in cui cui, all’inizio del secolo scorso, uomini e donne di buona volontà suggerivano che i poveri non dovessero fare figli). Non è un problema da poco: in Italia, secondo l’Unicef, il 17% dei bambini si trova in queste condizioni.

Gli altri sono le esperienze traumatiche precoci, la depressione di uno dei due genitori, il fatto che usino sostanze, la violenza domestica. «Nessuna ricerca attendibile include tra questi fattori l’orientamento sessuale del genitore né in senso più ampio il genere» chiarisce Anna Maria Speranza. «Non esiste la famiglia del Mulino Bianco, ma neppure quella del Mulino arcobaleno. Esistono tanti mulini – sintetizza Vittorio Lingiardi, psichiatra e professore di Psicologia dinamica alla Sapienza –. Quello che conta sono le relazioni, il pane buono della genitorialità: l’amore come legame, progetto, cura, qualità».

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L’immagine è un’illustrazione di Ros Asquith ed è tratta dal libro “Il Grande Grosso Libro delle Famiglie” di Mary Hoffman, edizioni Lo Stampatello

Non innamorarti.

qq“Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive… Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza. Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa. Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e,ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica. Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente. Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così. Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.

Mai.”

(Martha Rivera Garrido – Santo Domingo – 19 Gennaio 1960)