Se solo non dubitassimo…

aaHai notato come di solito nella vita si dubita solo delle cose positive? Non dubitiamo mai delle cose negative.
Dubiti dell’onestà di qualcuno e credi alla sua disonestà.
Se qualcuno è arrabbiato con te, non dubiti mai della sua rabbia.
Ma quando qualcuno ti dice: “Ti amo”, subito un dubbio spunta fuori: “Mi ama davvero?”.
Quando sei depresso, non dubiti mai della tua depressione: “Sono davvero depresso?”. Invece, quando sei felice ti domandi: “È davvero questo quello che volevo?”.
Dubiti sempre facilmente delle tue capacità.
Ma ti trovi mai a dubitare delle tue incapacità?
Riconosci questa tendenza a dubitare delle cose positive nella vita. Metti il dubbio al suo posto e dubita del dubbio.

Sri Sri Ravi Shankar

Il linguaggio dei sintomi

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Il termine MALATTIA deriva da MAL A’ DIR, ovvero, fare fatica a dire.

Il corpo diventa quindi lo specchio che permette all’anima di affermare ciò che il malato non riesce a esprimere.

La malattia non è altro che parola inespressa, e infatti la quasi totalità delle malattie psico-somatiche che dilagano in questi tempi, dall’ansia alla depressione, non sono che manifestazione di tutte quelle energie che, anziché esprimere, abbiamo per qualche ragione, e spesso per anni, represso e soffocato.

La malattia diventa quindi l’ultima risorsa cui l’anima attinge per affermare la sua esistenza e le sue esigenze. (Manuele Dalcesti)

Il nostro corpo è il “palcoscenico”, gli organi i nostri “attori”, i sintomi sono le nostre “storie”.
Ascoltare e comprendere il linguaggio dei sintomi significa portarli in “superficie”, alla “luce”, cioè alla coscienza e quindi renderli superflui.

Integrare consapevolmente ciò che manca ci rende sani e quindi integri. (Thorwald Dethlefsen & Ruediger Dahlke)