Mantenimento del minore: se non paga il genitore spetta ai nonni

nonno-e-nipoteQuando il padre separato non mantiene il figlio, a pagare deve essere il nonno paterno: l’obbligazione relativa ai mezzi di sostentamento nei confronti dei minori è fondamentale e, in base ai principi costituzionali, è possibile riaffermare che se i genitori non possono farsene carico dovranno essere gli ascendenti.

A dirlo è il tribunale di Catania con un recente decreto.

Secondo il giudice, dopo la separazione giudiziale dei coniugi, in caso di inadempimento dell’obbligo di mantenimento posto a carico di uno dei due genitori verso il figlio, se la madre è impossibilitata da sola a provvedere all’integrale soddisfacimento di tutte le essenziali esigenze di vita del minore, diviene allora possibile esigere il pagamento (in via sussidiaria) dagli ascendenti (i nonni) dello stesso minore, e pertanto, anche a carico del nonno paterno, che verrà obbligato a fornire alla madre i mezzi necessari per l’adempimento del dovere di sostentamento.

Condizione, dunque, per poter agire contro i nonni è che la madre non sia indipendente economicamente: insomma, non deve avere le risorse economiche necessarie per la sopravvivenza sua, ma soprattutto dei bambini.

In questi casi, con un procedimento cautelare in forma abbreviata, è possibile ricorrere al giudice e chiedere che emetta l’ordine di pagamento, introdotto dalla recente riforma della filiazione.

Del resto, è la stessa Costituzione italiana che pone, tra i principi fondamentali, il dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori – con tale intendendosi, quindi, anche quella economica – la “legge” provvede a che siano assolti tali compiti da altri soggetti: siano essi pubblici, ma soprattutto, prioritariamente, individuati all’interno della famiglia stessa di origine. E quindi, i nonni in primo luogo.

Fonte: laleggepertutti.it

Anoressiche, anche il tatto e’ alterato, si sentono più grandi!

anoressia
Chi soffre di anoressia ha un’immagine alterata del proprio corpo e delle sue forme che va oltre la vista, ma coinvolge anche il tatto e la capacità di riconoscere l’orientamento del proprio corpo nello spazio. A ricostruire per la prima volta questa rete di alterazioni multisensoriali, che apre la strada a nuove terapie, è un gruppo di ricercatori guidati dallo psichiatra italiano Santino Gaudio, che collabora con diverse università italiane ed estere, e ha pubblicato lo studio sulla rivista Plos One. ”Abbiamo fatto una revisione – spiega Gaudio – degli studi fatti finora che avessero investigato la percezione del proprio corpo da un punto di vista multisensoriale, delle diverse aree del corpo”. Si è così visto che le pazienti affette da anoressia nervosa non solo si vedono grasse e in sovrappeso anche quando sono in condizioni di estrema magrezza o di grave denutrizione, ma hanno una percezione alterata delle loro forme corporee. ”Con il tatto – continua – percepiscono come più grandi di quello che sono le parti del corpo più importanti per le donne, come gambe e fianchi”. Non solo. Queste pazienti hanno anche dei deficit nel riconoscere l’orientamento e la posizione delle parti del loro corpo. ”Abbiamo riscontrato – prosegue Gaudio – risultati simili a quelli dei pazienti che hanno avuto un ictus, in quanto mostrano un deficit nel riconoscere l’orientamento del proprio corpo”. Questo nuovo contributo alla comprensione del sintomo cardine dell’anoressia nervosa, che è la distorsione dell’immagine corporea, apre la strada a nuove possibili strategia di cura, che siano anche mirate ad una riabilitazione multisensoriale del rapporto con il proprio corpo. ”A tal fine partirà con l’università Cattolica di Milano, nei prossimi mesi – annuncia il ricercatore – un progetto di riabilitazione del corpo, con la riorganizzazione della propria immagine, che vedrà l’utilizzo della realtà virtuale. Se non si va ad agire sul sintomo della distorsione del corpo, che è reale e non solo la ricerca di un modello di perfezione, la terapia è in un certo senso completa”.

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