La “boorzone”, ovvero quando l’educazione è un valore di pochi!

ssSe non ci fossero i maleducati a ricordarci quanto l’educazione sia diventato un valore di pochi, dimenticheremmo che il mondo è diviso in due categorie: chi ne ha e chi purtroppo ne è sprovvisto, in questo caso però invece di parlare di “cattiva educazione”, sarebbe più corretto utilizzare il termine ineducazione!

Non so però se sia peggio la maleducazione o l’ineducazione.

In fondo, il maleducato ha una sua educazione nella quale riesce (magari) ad eccellere ma la cui condotta morale difficilmente verrà condivisa. L’ineducato no.

Siamo certi che abbia vissuto in un ambiente in cui lasciare il posto sull’autobus ad una persona anziana o far passare avanti una persona più adulta non siano state norme impartite dal modello educativo familiare? Possibile che non gli siano state insegnate quelle regole comportamentali per cui essere gentili e cortesi non dovrebbe essere l’eccezione ma la base del vivere civile?

Il Treccani.it a proposito di ineducato: «È meno grave di maleducato e indica piuttosto la mancanza, in una persona, di una sufficiente educazione, non solo morale e sociale ma anche intellettuale; può essere perciò usato talora con il significato di incolto, rozzo».

I bambini e i ragazzi tendono ad imitare i comportamenti scorretti compiuti dalle persone più grandi di loro: adulti che inviano e rimandano messaggi fortemente discutibili, non solo con le parole, ma anche e soprattutto con i gesti!

I ragazzi hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza e altruismo: iniziamo ad assumere una posizione di responsabilità e chiediamoci cosa avremmo potuto fare e non abbiamo fatto e cosa possiamo fare per rendere questo mondo più accessibile alla gentilezza e al vivere comune nel pieno rispetto dell’Altro…in fondo, l’educazione SI, è un VALORE di pochi, ma nella *BOORZONE si inizia a stare stretti!

*La “zona del cafone è un territorio che tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta nella nostra vita, una giungla di zotici dalla quale è difficile, se non impossibile, uscirne senza incorrere in una escalation di emozioni negative. Non colludendo e con l’esempio, se ne può venire fuori, magari trascinando con noi qualche esemplare!

Adriana Biase

La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna

kintsugi-2Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.”

Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente.
E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione?
Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe.
“Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perchè il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.
Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.
La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto……questa tecnica si chiama “amore”.
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte.
In alcuni casi ti lascia più forte.
In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro.

I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.