Ikigai: cos’è e come trovare il proprio senso della vita

Ciascuno di noi avverte nel proprio intimo
il bisogno di vivere un’esistenza ricca di significato.
Quell’anelito basta a fare di noi per tutta la vita
dei cercatori e degli scopritori di senso.
Elisabeth Lukas

Il concetto di ikigai affascina già soltanto per la molteplicità dei suoi significati. Semplificando, iki si potrebbe tradurre con “vivere” e gai con parole come “ragion d’essere”, “senso” “scopo”.
Il termine ikigai può abbracciare un ampio ventaglio di significati:

  • il senso della vita;
  • le ragioni per cui vale la pena esistere;
  • il pensiero che ci spinge ad alzarci dal letto la mattina;
  • la gioia di fare le cose che rendono la vita degna di essere vissuta;
  • la realizzazione di sé e l’automotivazione;
  • il fatto di sentirsi vivi;
  • la propria personale ragion d’essere;
  • la felicità e i traguardi individuali.

Il concetto di ikigai, però, non indica soltanto il senso di pienezza e appagamento che prova chi conosce il significato della propria esistenza, ma si riferisce anche ad attività concrete, situazioni di vita vissuta, rapporti con gli altri, atteggiamenti interiori, desideri o traguardi personali e molto altro. Semplificando, si potrebbe affermare che il nostro personale ikigai si articola in quattro grandi aree tematiche:

  • quello che amiamo fare;
  • i nostri punti di forza o le nostre capacità;
  • ciò di cui il mondo ha bisogno;
  • le cose per le quali veniamo pagati, o potremmo esserlo, e le cose che potrebbero valerci una contropartita da parte di altre persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni aspetti del nostro ikigai si riferiscono a uno solo di questi quattro ambiti, mentre altri li abbracciano tutti.

Per un pianista che ha trovato nella musica il proprio personale ikigai entrano in gioco tutti e quattro i livelli: quando suona fa qualcosa che ama, verosimilmente è una cosa per cui è portato e si esibisce non solo per proprio diletto ma anche per gli altri venendo pagato per le proprie esibizioni.

Ciò non significa che l’ikigai sia appannaggio esclusivo delle persone la cui esistenza è dominata da un’unica grande passione, esso è presente nelle piccole cose di tutti i giorni ai grandi progetti: le possibilità sono infinite.

Perfino ricercare il senso della propria esistenza, per chi non lo ha ancora trovato, può essere una forma di ikigai!

L’ikigai è qualcosa che abbiamo tutti e, una volta scoperto, funziona come una bussola che ci indirizza verso le cose per le quali proviamo un entusiasmo sincero, quelle che rispondono davvero ai bisogni della nostra interiorità.

Una miscela quindi di passione, professione, vocazione e missione. Quando si crea un allineamento e un equilibrio tra questi quattro elementi, quando c’è armonia tra chi siamo, come gli altri ci vedono, quello che facciamo della nostra vita e il contributo che diamo al mondo, allora ci sentiamo soddisfatti e appagati. E abbiamo trovato il nostro Ikigai.

In che modo trovare allora il nostro ikigai?

Prendendoci del tempo. Solo rallentando e fermandoci di tanto in tanto possiamo cominciare a rispondere ad alcune domande: cosa ci piaceva fare da bambini? E da adulti? Quali libri e film ci piacciono? Quale hobby potrebbe tenerci impegnati?

Non necessariamente devono essere azioni da compiere, spesso anche un pensiero positivo, una speranza, fantasticare sul nostro futuro può darci la spinta per svegliarci la mattina col sorriso. Magari pensando alle prossime vacanze o programmando una gita fuori porta. Insomma piccoli pensieri positivi che ci accompagnano nel corso della giornata e danno un senso alla nostra esistenza.

…e il vostro ikigai qual è?

Il mio è ikigai ad esempio è la psicologia: negli anni, con impegno e determinazione sono riuscita a trasformare una “passione” nata sui banchi di scuola in una professione e, ad oggi, quell’anelito di ieri è bastato a fare di me una cercatrice e una scopritrice di senso.

Adriana Biase

(Tratto dal libro “Ikigai. Il metodo giapponese” di Bettina Lemke, Giunti Editore)

 

“Di struggente bellezza”: la bellissima poesia di Frida Kahlo

“Ho smesso di contare le volte in cui,

arrivata alla seconda riga,

ho cancellato e riscritto tutto nuovamente.

Cercavo un inizio ad effetto,

qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo,

qualcosa di grandioso, ma agli occhi.

Non ci sono riuscita.

Poi ho capito,

ricordando ciò che non avevo mai saputo:

che per i grandi cuori

che muoiono nel corpo

ma che continuano a battere nel respiro della notte,

non ci sono canoni o bellezze regolari,

armonie esteriori,

ma tuoni e temporali devastanti

che portano ad illuminare un fiore,

nascosto,

di struggente bellezza.”

Frida Kahlo

Una vita travagliata quella di Frida Kahlo segnata da un terribile incidente in autobus che la costringe a letto per diverso tempo e durante il quale mette su tela non i suoi “sogni ma la realtà”. Così quello specchio appeso al soffitto dove potersi guardare mentre era distesa nella solitudine della sua stanza e i colori, regalatele dalla famiglia durante la sua degenza, le indicarono la via della salvezza: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio…dipingo i fiori per non farli morire.”